27 maggio 2008

Detti del Maestro Kodo Sawaki

Lo sgorgare di gioia, rabbia, tristezza e piacere nell’uomo è identico
all’abbaiare di un cane, quando le onde dei sentimenti si sono acquietate,
non vi è più nulla che sia assolutamente necessario fare.
Ovunque si vada, tutti gli esseri viventi valgono lo stesso.

Essere monaco nella vita comune significa vivere nella vita comune senza
diventar preda dell’illusione della vita comune.
Questa è una buona possibilità
.
Giampietro Sono Fazion, Lo zen di Kodo Sawaki, Roma, 2003.
*

24 maggio 2008

La sapienza è immateriale come soggetto e come oggetto

La sapienza è immateriale nel soggetto e nell’oggetto,
poiché risiede nella sostanza immateriale ed è consapevolezza,
scienza, cognizione di sostanza immateriale.
Ma poiché tre sono i principali enti immateriali: Dio, l’angelo, l’anima razionale,
di qui, come dicemmo, scaturisce una triplice sapienza: divina, angelica, umana.
La sapienza divina è la più importante: originaria, increata, infinita, eterna;
per essa, ab aeterno, prima della creazione dei secoli, Dio fu consapevole di sé,
rifulse, risplendè, apparve a se stesso. La sapienza angelica è quella per cui Dio
fu conosciuto dall’angelo e l’angelo da se stesso. La sapienza umana è quella per cui
Dio, l’angelo, l’anima, si conoscono tra loro attraverso l’anima.
La sapienza divina è monade e conoscenza esclusiva di sé, superiore ad ogni alterità e divisione.
La sapienza angelica è diade, sorta e creata dalla monade, e cognizione non tanto di sé
quanto dell’altro termine, cioè di Dio; in questa sapienza ha luogo la prima alterità e la prima divisione.
La sapienza umana è ultima sapienza e triade; è cognizione di tre enti:
dell’anima, dell’angelo, di Dio.
Charles de Bovelles, Il libro del sapiente, Torino, 1987.
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23 maggio 2008

Ode al Gatto Mio

Micio ti amo.
*

21 maggio 2008

Donna d’acqua

o lance dei nostri corpi di vino puro
verso la donna d’acqua passata all’altro lato di se stessa
alle selve delle nespole marcite
cavallo cavallo corrotto cavallo d’acqua viva
caduta fatale dalle pampelimose tiepide
sulla novella covata dei cieli
tenaglia delle linfe madri
che nutrono di mandorle dolci d’ore morte di steli di tempesta
di grandi frane di fiamma aperta
la spirale massiccia delle razze nostalgiche
Aimé Césaire, Le armi miracolose, Parma, 1962.
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20 maggio 2008

Strambotto

Le api sono liete tutte il giorno
Perché i lillà si schiudono nella loro bellezza
E fanno il mio giardino lieto e adorno.
Le api sono liete tutto il giorno,
ai miei fiori esse aleggiano d’intorno
e ne rubano il miele con destrezza.
Le api sono liete tutto il giorno
Perché i lillà si schiudono nella loro bellezza.
Dylan Thomas, Poesie inedite, Torino, 1980.
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19 maggio 2008

Il palo, la frasca

Il puntare dell’anima a se stessa,
un po’ ingorda, va detto,
quando l’uomo ha il suo fiato grosso
il suo maledire
… forse fu questa l’ombra equivocata
che spinge la belva contro il suo domatore:
facevamo l’amore e l’anima era furba
- imparammo alla fine
che il maledetto rebus
è semplice come le faccende di sesso,
fatte in casa,
basta un buon falegname, un giardiniere provetto:
serve il palo
serve la frasca
e l’anima nel mezzo un po’ guardona
… quando amore è saltare
dall’uno all’altra senza connessione:
l’anima deve imparare
un po’ d’ironia
di chi sa aspettare perché ironizza sul tempo

Alberto Bevilacqua, Legami di sangue, Milano, 2003.
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.. e chiarendo quel concetto del "Sé" -
che da solo si scrive accentato
mentre accompagnato da "stesso",
no. E' facile:
l'Identità non urge di orpelli intensificativi.
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18 maggio 2008

L’io e il non io

diagonalmente abeti verso il cielo
mentre sopra l’abisso d’aria viola
il codafolta va di ramo in ramo
ed io con lui verso rupi rosate
mentalmente
saltellando tra me di palo in frasca
Luciano Erba, L’ippopotamo, Torino, 1989.
*

17 maggio 2008

L’età del ferro

Sono passate molte vite da allora,
l’empietà degli uomini, gli stupri,
gli uxoricidi e gli agguati
e i fratelli assassinati a tradimento
per avidità e sete di possesso,
latrati nelle stanze di notte, usura,
tempo di lupi, la truce età del ferro.
Svanisce soffocato da quei fiotti di sangue
il ricordo del tempo più antico,
l’oro delle spighe nel sole, gli alveari,
la morbida giornata sulla riva del ruscello
a decifrare il canto del mondo.
Più forte rimbomba nelle tempie
il cupo strazio dell’età del ferro.
E poi le grandi nuvole addensarsi
contro le vette e diffondersi ovunque,
un cielo nero come pece sudante
e poi l’esplosione, il diluvio:
l’acqua che sommergeva i campi e le alture,
invadeva le case e seppelliva il mondo.

E il silenzio finale e io, dal fondo
risalire nuotando tra le attinie,
il primo canneto, i palmipedi,
e poi rinato il mondo visibile
che mi portò via da lui, dal mio corpo.
Ora lo guardo e lo amo all’infinito,
ora che non è più me stesso.
Tutto ritorna di quel tempo plumbeo,
e non c’è fibra nel buio del ricordo
che brilli come quando nella notte
vedevo i segni dell’età dell’oro.
Sono passate molte vite da allora
ma nella morte mai trapassò la vita.
Io tornerò a lui, rifarò mondo
Di me e di altre anime perse.
Roberto Mussapi, La stoffa dell’ombra e delle cose, Milano, 2007.
*

Cuocio il cecio con il cacio

Amico mio caro,
La stagione s’avanza.
Libeccio e scirocco.
La sera rinfresca e ancora imperano grandi capi di lana.
*
Insomma che dire, era nell’aria e tutta la polvere che non riusciva a posarsi
era ovvio pertanto che il rimestare tra alcune antiche ferite recasse
alla parziale vittoria di un intruso stafilococco cornuto e squamoso.
Temporale.
Se tu vedessi Amico mio,
possiede capsidi rosse e venature argentate.
Lo si cattura e addomestica con i soliti preziosi
gemme, rubini, platino e uno zaffiro verde che
si vocifera, non guasta pur o mai.
*
E d’un tratto comparsi Astenore e Flacco, vedo bene chi era quello
che sudava tantissimo.
Qui, in questa nuova realtà, il primo parla moltissimo
e al solito, sai, lui articola suoni srotolando concetti
ma è l’altro la grande scoperta:

cucina incessante asparagi in salsa di viole.
*
E un altro tratto è chiarissimo in quel che dicevano proprio
l’Astenore e il Flacco su quella questione
del compiuto distacco che al di fuori dell’essere
diventa
comunque
una sorte in casistica di identificativa ben nota patologia

isolante

beh, insomma, questi due ormai mi vivono accanto.
*
“Un florilegio flogistico”- dice
porgendomi calzino di passato bucato.
*

Panchina

Dentro le finestre rimaste aperte, dietro le tende –
c’è molto da sapere, e i microscopici strati
dell’epidermide
non mi difendono dalla sfinita vecchiaia,
anche i dischi intervertebrali
a vibrare contro le aste dello schienale
ad ogni passaggio di bus.

Sapevo che le stalattiti impiegano millenni.

Poi il vento nelle sue distonie,
nelle meteoropatie selvagge
incurva uomini e donne.
Allora anche i sogni delirano
e si disgelano i misteri dei libri
e ha trasportato foglie e uccelli.
Pier Luigi Bacchini, Contemplazioni meccaniche e pneumatiche, Milano, 2005.
*

6 maggio 2008

E soprattutto che…

- E soprattutto che il Domani non sappia dove sono –
I boschi, i boschi sono carichi di bacche nere –
La tua voce è luna che risuona dentro il vecchio pozzo
Dove l’eco, l’eco di giugno viene a bere.

E che laggiù, in sogno, nessuno pronunci il mio nome,
i tempi, i tempi sono giunti a compimento –
Come un alberello sofferente per la prima linfa
È il tuo candore in panni senza pieghe.

E che i rovi si richiudano dentro di noi
Perché ho paura, paura del ritorno.
I grandi fiori bianchi accarezzano le tue dolci ginocchia
E l’ombra, l’ombra è pallida d’amore.

E non dire all’acqua della foresta chi sono;
Il mio nome, il mio nome è così morto.
I tuoi occhi hanno il colore delle giovani piogge,
delle giovani piogge sullo stagno che dorme.

E non raccontare niente al vento del vecchio cimitero.
Potrebbe ordinarmi di seguirlo.
I tuoi capelli odorano d’estate, di luna e di terra.
Bisogna vivere, vivere, semplicemente vivere…
O. V. de L. Milosz, “Sinfonia di novembre e altre poesie”, Milano, 2008.
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14 aprile 2008

Sorelle di speranza

Sorelle di speranza o donne coraggiose
Contro la morte avete stretto il patto
Di riunir le virtù dell’amore

Sopravvissute sorelle
Vi giocate la vita
Perché la vita vinca

Vicino è il giorno o mie sorelle di grandezza
Che rideremo di guerra e di miseria
Di quanto fu amarezza nulla resisterà

Ed ogni viso avrà diritto alle carezze.
Paul Eluard, Poesie, Torino, 1955.

9 aprile 2008

Il linguaggio dei colori

Vi conosco colori di uomini e di donne
Fiori freschi frutti marci aloni decomposti
Prismi musici nebbia che genera la notte
Colori e tutto è vivo quel che m’apre la vista
Colori e tutto è grigio quel che mi sforza a piangere

Colori di salute di desiderio d’ansia
E l’avvenire è certo alla dolcezza amante
Colori pazzia e crimine e rivolta e coraggio
E riso ovunque che la gioia snuda
E talvolta ragione che ci vomita stupidi

E sempre la ragione che ci ricrea sublimi
Il battito del sangue per le strade del mondo
Colori lo sconforto scavi pure la notte
I misteri anneriscano fino all’osso l’insonnia
Si fanno luce sogni che son bontà bellezza

A un lato del mio cuore sopravvive l’angoscia
Dall’altro vedo chiaro spero e divengo un’iride
Io fertile rifletto un corpo che continua
Io lotto io sono ebbro di lottare per vivere
Nella chiarezza altrui la mia vittoria edifico.
Paul Eluard, Poesie, Torino, 1955.

3 aprile 2008

M’accade a volte di sfrecciare
su grosse moto
nei fondali marini,
sorpassare a uno a uno
delfini, squali, capodogli,
eternità di alghe forestali
per la gioia di scoprire
l’anima dei viventi sorprendente.
Salvatore Toma, Canzoniere della morte, Torino, 1999.

1 aprile 2008

O vero: la costruzione dell’animo muove,
muta, trasforma, fissa una meta, aspira,
mentre tutto rimane immobile
nella mente, nel mondo, nel cielo.
Cesare Viviani, Una comunità degli animi, Milano, 1997.
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30 marzo 2008

I poeti

Non meravigliatevi. I poeti sono tutti
un solo indivisibile, indistruttibile popolo.
Parlano e sono muti. Trascorrono ère
e cantano ancora in un’antica lingua morta.

Nascono e spariscono civiltà,
ma sempre vanno lungo la strada del cuore.
Parlano di partenze, di ritorni.
Sono uguali per quel che non dicono.

Tacciono come rugiada, semenza, desiderio,
come acque scorrenti sull’argilla,
poi con il canto sottile dell’usignolo
nel bosco divengono agile sorgente sonora.
(Lucian Blaga)
Elio Pecora, Simmetrie, Milano, 2007.
*

Il gingko ed il loto han gittato di nuovo, così il pioppo e persino l’ontano.
Le gonfie gemmette ed il verde smeraldo promettono fronde abbondanti.
È piovuto abbastanza negli ultimi giorni e non è quindi anomalo il
comparire dei tanti petali bianchi.
Seminata la senape negli angoli bui, ci si dedica a pulire il terreno.
Tutto va bene, si procede nei soliti modi e le maniere sono anch’esse le stesse.
Poco si sa di quel che succede.
Fa caldo, arriva la bella stagione.
Attendo speranze.
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Sulle mura d’adolescenza

Segni questa stagione
di vento e acque,
tu violacciocca,
fiore dei dirupi,
dalle muraglie ripide
e contorte

fiore della breve stagione
di passaggio,
luminosa come l’adolescenza
col gomito sulle mura
e il vento in faccia,
t’assediano le nubi
ma poi rischiara,
sul bel volto risplendi
che t’è accanto,
in quella primavera remota
della vita

Umberto Piersanti, L’albero delle nebbie, Torino, 2008.
*

19 marzo 2008

Lo-Yang

È bella, è bella, la città di Lo-yang;
Le strade larghe son piene di luce primaverile.
I ragazzi escono con l’arpa in mano sui carri,
Le sfogliatrici escono coi loro cesti nei campi.
Fruste dorate ai fianchi dei cavalli sfavillano,
Maniche di velo sfiorano i verdi rami.
Cocchi in corsa ritornano verso casa;
E le fanciulle cogli alti cesti di frutta.
Ch’ien Wen-Ti dei Liang (500 d. C.), Liriche cinesi (1753 a. C. – 1278 d. C.), Torino, 1953.
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13 marzo 2008

Pomeridiano

Le galline piluccavano ancora per la strada. La vecchia moglie del capitano
Sedeva sulla soglia reggendo il nipotino sulle ginocchia aperte.
Un ragazzo trasportava un paniere. Le case
Caotiche di fronte al tramonto, coi loro vecchi bauli,
i letti di ferro, i tavoli, i quadri. Un grammofono
suonava rauco in una stanza chiusa. Le lenzuola
avvolgevano in ampi quadrati la propria storia. Non si sentiva il mare.
Una grande mano invisibile sollevava le sedie
Due palmi da terra. Come fanno gli uomini a vivere senza la poesia?

Ghiannis Ritsos, Il funambolo e la luna, Milano, 1987.

*
Sistemo armadi e osservo stagioni.
Nel flusso di ogni corrente
molte cose sulle quali tacere.
*