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23 novembre 2007

La radura

Se penso che finirà la mia vita
fingo per prova d’esser già morto:
vedo strapparmi dal corpo e nell’orto
di Persefone gettare. Oh, uscita
orrenda! Ma se la radura guardo
che hai dipinto, mi siedo in una Chiara
Mattina e, mentre su l’abbagliante ara
si divinizza la mia ombra, io ardo.
Giampiero Bona, Agli Dei, Garzanti, 1987
*
Questa raccolta mi piace molto.
Inizia con questa citazione:

“Soltanto un dio può ancora salvarci.
A noi rimane la sola possibilità di
Preparare, nel pensare e poetare,
una disponibilità per l’apparire del
dio o per l’assenza del dio nel tra-
monto; la possibilità che noi, al co-
spetto del dio assente, tramontiamo.
Martin Heidegger”
*

6 novembre 2007

Cantare

Ma quando poi cominciammo a cantare
le buone nostre canzoni insensate,
allora avvenne che tutte le cose
furono ancora com’erano state.

Un giorno non fu che un giorno:
sette fanno una settimana.
Cosa cattiva ci parve uccidere;
morire, una cosa lontana.

E i mesi passano piuttosto rapidi,
ma davanti ne abbiamo tanti!
Fummo di nuovo soltanto giovani:
non martiri, non infami, non santi.

Questo e altro ci veniva in mente
mentre continuavamo a cantare;
ma erano cose come le nuvole,
e difficili da spiegare.

3 gennaio 1946.

Primo Levi, L’OSTERIA DI BREMA, All’insegna del pesce d’oro, 1975.
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29 ottobre 2007

171.

Va’, libro sciagurato, e sussurrale, ovvero
rimbomba il messaggio solo pel suo orecchio
che è meravigliosa.
Mettici i tramonti, non trascurarne gli occhi,
la bocca e gli altri vezzi, lodane la statura,
dì che ha una figura rigogliosa.

Di’ che la sua figuretta è divina e carnosa,
onde Enrico sbalordito sproloquia inebetito
e fa confusione.
Di’ che è di dolce parlata e andatura maestosa,
modesta alle riunioni, e in ogni cosa
proclama la sua perfezione.

Non scordare, quando le sia fatto pieno onore
e squadernato uno ad uno ogni suo splendore
d’aggiungere che ama Enrico, per motivi misteriosi
e che il destino indissolubilmente
l’uno all’altra li lega, in laccio permanente
e che a vederli son meravigliosi.

John Berryman, Canti onirici e altre poesie, Einaudi, 1978.
A cura di Sergio Perosa.
*

28 ottobre 2007

Il circo

E vedemmo il pacifico elefante
alzare la misteriosa proboscide
fino alle immobili nuvole bianche.
e vedemmo il pacifico elefante.

Come una lettera che goffa e pura
straripa dal quaderno dell’infanzia
- il bel quaderno, lusso della notte –
c’illuminò la strana lontananza
degl’incisi palmeti e il silenzio
che va crescendo come il fumo povero.
come una lettera là goffa e pura
tu ci amavi, giustissimo elefante.

Eliseo Diego, L’Oscuro splendore, Accademia, 1974.
Tradotto da Francesco Tentori Montalto.
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18 ottobre 2007

Canzone delle foglie di bambù

Che cosa esprime questo dolce canto nel vento
Delle piccole foglie di bambù?
È un dolce canto che soltanto le foglie possono cantare,
le piccole foglie di bambù.

Bai T. Moore.

“Civiltà e problemi, antologia per il biennio delle scuole medie superiori”,
La Scuola, 1973.
A cura di Giuseppe Tonna.
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17 ottobre 2007

Bill Maldoth

si quaeris

nuovo italiano
che fui hobo, coal miner, steel mill worker
non ho paura del mio destino nordamericano

perché ora so, qualcuno
arriverà da questa parte
- che io resti o torni ancora –
e qualcuno verrà per l’altra sorte
a terminare il cerchio
al santo dei perduti
dove ci salutammo disperati,
senza sapere eppur temendo,
sentendo
che quello era l’addio
perché fra oscillanti lumi in sfolgorio
vedo ora una medaglietta, fato,
segreto di Dio
ricontemplato, baciato, lasciato
fra incensi e ori, umile luccichio
di cuore di garofano

perché se c’è sempre un ultimo sito
in cui quelli che se ne vanno
e quelli che rimangono
si salutano gridando in silenzio
che non sia per sempre, un voto
di spiriti devoti
ora è stato esaudito,
perché esiste anche un santo dei perduti

Luciano Cecchinel, Lungo la traccia, Einaudi, 2005.
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16 ottobre 2007

XLVIII

Il loro senso è con i loro sensi tutto confuso;
distrutte dalle sottigliezze sono queste donne!
Più cervello, mio Dio, più cervello! O sciuperemo
completamente questo bel giardino che potremmo conquistare.
Ecco! Cercavo la pace e la credevo vicina.
I nostri cuori segreti l’uno all’altro s’erano aperti.
Bevemmo la limpida alba dell’onesto conversare.
Ahimè! Quello fu il sorso fatale, io temo.
Ché quando della mia perduta Signora fu fatto cenno,
questa donna, oh quest’agonia della carne!
Una gelosa devozione la spinse rompere la rete,
così che l’altra potessi io cercare come un uccello.
Adoro la sua nobiltà! Disprezzo
L’atto! Se n’è andata, non so dove.
Il duro mondo avrà la mia stessa comprensione?
Io sento la verità; che il mondo faccia pure congetture.

George Meredith, Modern Love, Romanzo in cinquanta sonetti, De Donato, 1968.
La traduzione è di Alessandro Serpieri.
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10 ottobre 2007

Osservazioni con Giacinta

Guarda, filmaiola Giacinta,
osserva bene che cos’ha per naso l’elefante.
Guarda di che abbiamo bisogno per sederci;
guarda la enorme casa di ciò che chiamiamo il re.
Guarda questo dormire e poi alzarsi, ridormire e rialzarsi;
guarda l’uomo e la donna che concertano di non separarsi mai;
osserva le canaglie, i signori del nostro globo;
osserva come il tenero fiore nasce dalla dura terra,
osserva come dal regno degli alberi
nascono profumati commestibili.
Osserva come dal cielo puro ci giungono
Acqua, fulmini, luce, freddo, calore, pietre, nevi.
Assurdità e mistero in ogni cosa, Giacinta.


José Moreno Villa, Giacinta la rossa, Einaudi, 1972.
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8 ottobre 2007

Finis terrae

Secondo incerti indizi:
qualche panino su treni che ritardano
o un bagno in acque fredde
coi loro spruzzi
una lacrima dell’occhio irritato
una lunga brezza stupida
di qui sino a Lipari.

Per salvare la reputazione
è noto si perde l’anima
dunque è solo questione
di oggetti d’uso commerci
che risulteranno insensati

anima e tempo persi
è giusto, con la comodità di dirlo in versi.


Salvatore Mannuzzu, Corpus, Einaudi, 1997
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3 ottobre 2007

Prossimo lontano

Ieri sera un frassino
sul punto di dirmi
qualcosa – tacque.


Octavio Paz, Il fuoco di ogni giorno, Milano, 1992.
A cura di Ernesto Franco.
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Juan Ramon Jimenez

II
FUSIONE

Col nuovo mattino,
il mondo mi bacia
sulla tua bocca, donna.


La stagione totale con le Canzoni della nuova luce (1923-1936),
a cura di Francesco Tentori Montalto.
Verona, 1973.
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