29 ottobre 2007

171.

Va’, libro sciagurato, e sussurrale, ovvero
rimbomba il messaggio solo pel suo orecchio
che è meravigliosa.
Mettici i tramonti, non trascurarne gli occhi,
la bocca e gli altri vezzi, lodane la statura,
dì che ha una figura rigogliosa.

Di’ che la sua figuretta è divina e carnosa,
onde Enrico sbalordito sproloquia inebetito
e fa confusione.
Di’ che è di dolce parlata e andatura maestosa,
modesta alle riunioni, e in ogni cosa
proclama la sua perfezione.

Non scordare, quando le sia fatto pieno onore
e squadernato uno ad uno ogni suo splendore
d’aggiungere che ama Enrico, per motivi misteriosi
e che il destino indissolubilmente
l’uno all’altra li lega, in laccio permanente
e che a vederli son meravigliosi.

John Berryman, Canti onirici e altre poesie, Einaudi, 1978.
A cura di Sergio Perosa.
*

28 ottobre 2007

Cometa

Su Sirio
Ci sono bambini.

Federico Garcia Lorca, Poesie, Guanda, 1963.
Traduzione di Carlo Bo.
*

Il circo

E vedemmo il pacifico elefante
alzare la misteriosa proboscide
fino alle immobili nuvole bianche.
e vedemmo il pacifico elefante.

Come una lettera che goffa e pura
straripa dal quaderno dell’infanzia
- il bel quaderno, lusso della notte –
c’illuminò la strana lontananza
degl’incisi palmeti e il silenzio
che va crescendo come il fumo povero.
come una lettera là goffa e pura
tu ci amavi, giustissimo elefante.

Eliseo Diego, L’Oscuro splendore, Accademia, 1974.
Tradotto da Francesco Tentori Montalto.
*

“Solo una prece…”

Solo una prece innalzo e non a Dio,
che non so dove sia, se mi conosce.
M’affido alla memoria della vita,
fatale per alcuni, per altri creata.
Quando non ha il Fato, e non l’avrebbe Dio,
altro potere che non gli sia dato.
Dunque una prece innalzo, e che l’accolga
l’ombra che sarò, riassunto e resto
di quanto l’uomo ha fatto, è stato, ha perso.
Con gesto non più mio, ma d’abbandono,
il braccio che oggi prende, un dì cadrà.
Rinasca allora palma che rinfresca
delle rose e dei seni la memoria.
Un’altra eredità non c’è che meriti
d’esser spartita per l’eternità.
Il seno è quanto basta, la rosa avanza
in memoria della vita terminata.

Josè Saramago, Poesie, Einaudi, 2002.
Traduzione e cura di Fernanda Toriello.
*

PERCHE’ DIO E’ AMORE, JACK?

Perché poso la
testa su cuscini,
Poiché piango nello
studio tomba
Poiché il mio cuore affonda
più in basso dell’ombelico
poiché ho un
vecchio ventre arioso
pieno di teneri
sospiri, e
singhiozzi seni
ricordati – o
il tocco di una mano
intenerisce –
Poiché mi viene paura –
Poiché levo la
voce cantando
al mio amato io –
Poiché ti amo
mio caro, mio
altro, mia sposa
vivente
mio amico, mio vecchio signore
dai morbidi teneri occhi –
Poiché sono nel
Potere di vita & non
posso se non
sottomettermi alla sensazione
che sono Quello
Perduto
A cercare sempre cercare
l’Emozione – deliziosa
beatitudine nel
cuore addome lombi
& cosce
Senza rifiutare questi
38 anni 66 kg. testa
braccia & piedi di carne
Né disprezzare neppure
un’unghia d’alluce Whitmanica
Né bandire capelli profetici
per Inferno senza rimorso,
Poiché avvolto di macchine
Io confesso il mio desiderio vergogna.

Allen Ginsberg, Mantra del Re di Maggio, Mondadori, 1973.
Traduzione e cura di Fernanda Pivano e Allen Ginsberg.
*

Luna capocoda

L’amico pittore non sa che pensare:
motti, rimbrotti, detti e versetti.

Contempla perplesso il brogliaccio impiastrato
s’aspettava un poema se non proprio serio
almeno un po’ austero.
Lo vedo sorridere ma poi dissentire
la cultura si fa in altro modo
in ben altra maniera.

Eppure arranchiamo compatti e malconci
su di una mulattiera a strisce e rigoni

E allora dimmi, nequizia, malinconia e tristezza
non assonano meglio in
liquerizia, sinfonica malìa
in uno sfavillio di ardente ebbrezza?
Negrizia, nelle une e nell’altre
ma quanta mestizia ci vuole
per parlar male del sole
quanta furbizia piangevole
per rendere un’egloga
da scaltra in piacevole
quanto poetico dolore
per cantar di un verme che vive e si pasce
nei desolati racconti di nostre ambasce.

Brutta strega e vecchia megera
se incontrassi il Mago dei Tre desideri
primamente lo inviterei a ballare in una balera
indi, dopo averlo fatto ubriacare benino
cercherei di piegarlo ai miei bassi piaceri

E mentre lui sempre più brillo
in procinto di finire sotto il tavolino
riderebbe buffo come un cardellino
civettando con leziosi poteri
gli direi, ormai in confidenza:
senti Maghetto, concedimi una licenza
che abbia parvenza di magniloquente poesia
che sia Forte e Possente
più, molto più di qualunque magia
rendimi saggia e convincimi che una sola luna
mi recherà prosperità e fortuna
fammi scordare, non voglio più vedere
lugubri incanti, macabri splendori
sono stanca di tanti Orfeo ed Euridice
fammi imparare a esser stupidamente felice.

E lui mi dirà:
Va bene Bimbetta,
ma la prossima volta invita Minerva.
*

27 ottobre 2007

Ho visto Ratatouille

Il film.
Ho riso così tanto che m’è venuta fame.
*

26 ottobre 2007

RITRATTO

Nessuno deve far rumore nel segreto cuore. Amo le apparenze del non essere naturale. Il vero nulla è lo specchio che avvelena i volti del desiderio, tramuta la memoria in corpo sfuggente dall’unione. Da quando nacqui sono pieno e vuoto di me stesso e così conosco che la verità più innocente è un destino.

Juan Gelman, Lettera a mia madre, Guanda, 1999.
Tradotto da Laura Branchini.
*

25 ottobre 2007

Il purè di ceci

Io il purè di ceci lo fo così:
prendo il bimby, attacco la spina alla presa della luce, apro il coperchio del bicchierone e ci metto dentro uno spicchio d’aglio, un poco di olio extra vergine di oliva, rimetto il tappo del bicchierone, giro la manopola del termostato su 90° perché di solito ho fretta e accendo.
Dopo due o tre minuti, spengo, riapro il tappo del bicchierone e ci verso dentro tutti i ceci del barattolo che ho nel frattempo ho sciacquato sotto l’acqua corrente, aggiungo due o tre foglietti di alghe Dulse (Rhodymenia Palmata), aggiungo un po’ di acqua, richiudo il tappo del bicchierone, rigiro la manopola del termostato (70°/80°) imposto il tempo di cottura sui 10 minuti e aspetto.

VII
“Botulino” è quel microbo che fu
nel cuor d’un salsicciotto
a far manovre scoperto da un dotto
crucco dal nome in us.

Ma te, Floryse, a dormire nel bosco
altrettanto scoperta
vorrei trovare, dove sotto un serto
di verdi ombre è più fosco.

Pur se l’Arciere di Venere in seno
ti cela colpi infami,
più letali del microbo che chiamiamo
“microbo Botulino”.


Paul Jean Toulet, Le controrime, Sellerio, 1981.
Tradotto da Gesualdo Bufalino.

Così mi viene in mente che oggi dal blog di una Donna della quale incondizionatamente
ammiro la scelta delle calzature nonché la sapienza dell’utilizzo del mezzo informatico,
sono capitata a leggere di un breve trattato sui vegetariani che sarebbero un po’ gonzi.
Non avevo mai pensato che gli onnivori fossero fracurràdi.
Oggi, però, il sospetto mi si è manifestato.
*
Virtuale sarà sinonimo di Potenziale?
*

Parabole, metafore e filastrocche

“C’era una volta un re che un lumacone aveva
E caro lo teneva come un figliuolo e più.
Un giorno il lumacone salì sul seggiolone del re
E lo imbavò.
Il re lo condannò a esser fucilato nella schiena
Ahimè povera bestia! Ahimè, che pena.”

Memoria materna, epoca incerta.
*
Perché le parabole?
10 Quando poi fu solo, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli disse loro: “A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perché
guardino, ma non vedano,
ascoltino, ma non intendano,
perché non si convertano
e venga loro perdonato”.

Matteo, 13, 10-17; Luca 8,9-10.

La Bibbia, Testo integrale C.E.I, 1998.
*
Epigrammi

ad uno che parla in gergo


Dàtte, sgancia, imbranato,
non stare a rompere con
ogni tuo logoro
stilema, o stereo-
tipato cacodilàto di
stronzio, un po'
chiaramente non c'è
problema e un po' Ponzio
Pilato della vita e del linguaggio,
saccente che non sai
neanche cosa significhi
aggiotaggio.

LUCA CANALI, Il Naufragio, Rizzoli, 1983.
*
Sapeste per quanti anni ho cercato il significato metaforico di “cacodilàto”,
senza trovarlo. Solo trascrivendolo in "Rete", ho capito cosa volesse dire.
*

24 ottobre 2007

Il mio nome

è un gran bel nome.
E' un po' lungo e ogni volta che lascio un messaggio a qualcuno mi sembra di occupargli tutta la pagina.
Per questo motivo, ho inserito il mio nome e cognome nelle informazioni personali.
E' lì.
Qui rimane El, ma può pure darsi che ritorni a essere Bet.
Che è più corto di Betta ma meno corto di El.
Il mio gruppo sanguigno è O positivo.
*

Attesa

Non ci sono scale di pietra tanto lunghe da condurre
al luogo più solitario
non ci sono uomini di epoche diverse
che avanzino sotto la stessa frusta
non c’è cervo addomesticato
che attraversi il deserto del sogno
non c’è attesa

C’è solo un seme fossile

Nemmeno le menzogne ondulanti dei monti
negano la sua esistenza
ma esse rappresentano tutti i denti dell’intelligenza
e della ferocia umane
che aspettano pazientemente
aspettano, dopo lo splendore della fioritura
quell’unico frutto

Hanno atteso migliaia di anni

La piazza del desiderio dispiega
storia senza segni di scrittura
un cieco avanza a tentoni
la mia mano si sposta sul foglio
bianco, non lascia nulla
mi sposto
sono io quel cieco.

Bei Dao, SPERANZA FREDDA, Einaudi, 2003.
Tradotto da Claudia Pozzana.
*

233*

Felice colui che in questo mondo libero visse,
Libero e sempre contento di quel che Dio donava, visse.
Da questo soffio di vita seppe trar lieto profitto,
In libertà gioiosa, semplice amore, vino puro, visse.

Omar Khayyam, Quartine, Einaudi, 1965.
La traduzione è di Alessandro Bausani.
*

CANTO DELLA MENTE

(…)
Provare piacere nel Tao è pacificarsi,
Vagabondare liberi e spontanei nella realtà.
Nessuna azione e nulla da ottenere,
Nulla su cui contare, manifestarsi naturalmente.

Le quattro menti illuminate e le sei paramita
Si trovano tutte sul sentiero dell’unico veicolo.
Se la mente non nasce,
I dharma non differiscono l’uno dall’altro.

Sapendo che il sorgere è non sorgere,
Ora appare l’eternità.
Solo il saggio comprende,
Nessuna parola può spiegare l’illuminazione.

(le quattro menti illimitate: benevolenza, compassione, gioia, equanimità (o protezione).
(le sei paramita o perfezioni: carità, moralità, pazienza, vigore, meditazione, saggezza.)


Sheng – Yen, La poesia dell’illuminazione, Ubaldini, 2001.
La traduzione è di Io Ung Sunim.
*

UNITA’

L’Universo tutt’uno a me

Le mie palpebre chiudono le sue

L’Universo alla mia libertà fuso,

chi di noi due partorito ha l’altro?

Adonis, Nella pietra e nel vento, Mesogea, 1999.
Traduzione e cura di Francesca M. Corrao.
*

Speranza

Avrò forse bevuto
anch’io un po’ di liquido
amniotico (quello che gli uomini
chiamano speranza)
perché ancora amo
sorrido, pazientemente
ogni giorno levigo
un ciottolo
come fa sempre
il mare sulla riva
e sul fondo.

Giuseppe D’Alessandro, Il tamburo di sabbia, Rusconi, 1978.
*

23 ottobre 2007

Lettera a Niike

“Come passano rapidamente i giorni! Non sappiamo quanto poco ci resta da vivere. Gli amici con i quali ammiriamo la fioritura dei ciliegi una mattina di primavera, sono spazzati via insieme ai fiori dal vento dell’impermanenza, lasciando di sé nient’altro che i loro nomi. Benché i fiori siano scomparsi, la prossima primavera sbocceranno ancora, ma quando rinasceranno quelle persone? I compagni con i quali componiamo poesie in onore della luna nelle sere d’autunno scompaiono insieme alla luna dietro le nubi dell’impermanenza. Solo le loro mute immagini rimangono nei nostri cuori. La luna è tramontata dietro le montagne a occidente e nel prossimo autunno noi comporremo per lei altre poesie. Ma dove sono ora i nostri compagni scomparsi?”


Gli scritti di Nichiren Daishonin, Vol. 4.
*
io, ne ho reincontrati parecchi.

Adozione della mente del risveglio

32. “Per la carovana dell’umanità che viaggia sulla strada dell’esistenza, affamata di godere della felicità, questo è un banchetto di felicità offerto come rinfresco a tutti gli esseri che si accostano.
33. “Oggi invito il mondo alla buddhità e intanto alla felicità mondana. Alla presenza di tutti i Salvatori, possano gli dèi, i titani e gli altri tutti gioire.”.


Santideva, Bodhicaryavatara, Ubaldini 1998.
Traduzione di Kate Crosby e Andrew Skilton.
*

Si può perdere un amante ma l’amico vero sempre si reincarna

Non so più se mi piace ancora questo blog.
Mi sono imposta troppi limiti.
Nessuna lagna, nessun accenno alla mia bilancia.
Nessuna scorrettezza.
Mi sembra di offendere tutti e chiunque.
Mi sembra di offendere me stessa imponendomi un silenzio
che non capisco.
*
Cammino sulle uova e mi si rompe un tacco.
Indosso guanti di velluto e mi si imbrattano le mani.
Non ho risolto i miei interrogativi sui tanti perché
Uno decida di esporre il proprio “talento”
avanti un pubblico così vasto
senza poi riuscire a esprimersi veramente.
*
C’è sempre nella mia mente
quell’immagine del maremoto
ove l’affogante assetato impugna le redini del maroso
e si trattiene, ad aggiustare un riccio
o la mollica sul colletto

e non mi piace un granché.
*
Ho letto così tanto di Sutra, in questi giorni che
dirò
l’aspetto mistico della poesia o dello studioso
non è riuscito a raccapezzarmi affatto.
*
Ho perso un’altra illusione e dovrò per ciò gioire.
Camminavo spensierata per una landa di margherite

ma, ora
comprendo di non sentirmi affatto pronta a mentire.
Mi spiace pensare di aver creato imbarazzo,
mi piace pensare di essere stata sempre protetta
da fronde invisibili.
*
Non conosco lo slang.
Non mi appartiene.
Io scrivo in intimità, esattamente come Proust che tanto ebbe a soffrire di disturbi circolatori.
Ho notato che c’è un gran parlare di stanze da bagno e gabinetti di attesa.
Le biografie degli autori che amiamo, ne sono colme.
Mi chiedo, ma chissà perché sono così tanti a dolersi di svolgere funzioni corporali.
Che lo facciano o no, in pubblico.
*
Il mio pianeta è abitato da mostri buoni e uccelli e controversi.
Sistemo quindi questa pagina ed elimino gli indirizzi già segnalati
perché voglio recare onore a me stessa e dire ciò che penso
senza condurre nessun altro a dover condividere un pensiero che immagino solo mio.
*
Da lontano mi alzo,
e inchinandomi dinanzi alle Nostre
tutte infinite potenzialità,
io, qui affermo:

che sia sempre la Vita di Ognuno una Gran Pacchia!

poiché la vera verità è:

Nina, penso proprio che sei racchia.
*

Il limone lunare

Chi si spaventa quando sente dire
“rivoluzione”
Forse non ha capito.

Non è rivoluzione
Tirare un sasso in testa ad uno sbirro,
non è sputare addosso a un poveraccio
che ha messo una divisa non sapendo
come mangiare;
non vuol dire dar fuoco al municipio
o alle carte al catasto, per andare
stupidamente in galera
rinforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita
Per giungere al potere e non si arriva
Non è rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza
dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione
È distinguere il buono
Già vivente, sapendolo godere
Sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.

Rivoluzione è curare il curabile
Profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile
coscientemente ed effettivamente –
non credendo che solo la violenza
possa cambiare.

Rivoluzione
È incontrarsi con sapiente pazienza,
assumere rapporti essenziali
tra terra, cielo e uomini:
gli atomi umani dispersi divengano
nuovi organismi e sappiano
togliere il marcio, cambiare i tessuti
insani che impediscono la vita
eliminando ogni cancro, ogni mafia –

e non andare a chiedere ai mafiosi
i soldi per distruggergli il sistema,
o chiedergli il permesso.

Danilo Dolci, IL LIMONE LUNARE Poema per la radio dei poveri cristi, Laterza, 1970.
*
A Roma, al Teatro Valle, si rappresenta "E' vietato digiunare in spiaggia".
Ritratto di Danilo Dolci, il testo è di Renato Sarti e Franco Però che ne cura la regia.
Se avessi una scolaresca, ce la porterei.
*